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I Sentieri della Libertà


Durante il secondo conflitto mondiale, la posizione geografica di Fobello al centro di nomerose vie di transito verso l'Ossola e quindi verso la Svizzera e nel contempo la collocazione protetta in mezzo alle montagne, fecero del paese un luogo ideale per ospitare coloro che per un motico o per l'altro cercavano di sopravvivere alla guerra. Numerosi furono coloro che provenivano dai centri urbani della pianura: alcuni erano emigrati che avevano conservato la casa d'origine, altri erano cittadini rifugiati a seguito dei bombardamenti alti ancora famiglie in fuga dalle persecuzioni raziali. In seguito all'armistizio dell 8 settembre del 1943, molti erano anche i giovani ritornati a casa dopo lo sbandamento dell'esercito italiano decisi a non riprendere le armi nell'esercito della Rsi. Sugli alpeggi trovarono rifugio anche tanti renittenti alla leva della pianura e di altri centri valsesiani. A questi si aggiungevano i soldati delle truppe alleate che in seguito all'armistizio fuggivano dai campi di prigionia della pianura per raggiungere la Svizzera.


Con questi presuposti, bande partigiane si stabilirono in valle e accolsero anche proseliti tra gli abitanti del posto. Di conseguenza la permanenza dei "ribelli" in alta Val Mastallone attirò l'attenzione dei nazifascisti che il 5 e 6 aprile del '44 iniziarono un imponenete rastrellamento.


Per chi passeggia a Fobello, per le sue frazioni, per i suoi alpeggi è difficile credere che furono teatro di lotte, rappresaglie, battaglie e imprese che contribuirono alla liberazione dell'Italia dal Nazifascismo. Per uno sguardo più attento e consapevole dei luoghi che furono teatro di questi eventi sono stati posizionati dei pannelli informativi recanti l'indicazione "I Sentieri della libertà" in cui vengono riassunti gli eventi principali che sconvolsero l'intera comunità fobellese.


Guerriglia in Val di Roj.


Il piano difensivo delle bande partigiane che operavano a Fobello prevedeva, in caso di rastrellamenti, la sganciamento degli uomini verso la bassa valle, mentre il comando avrebbe dovuto ritirarsi nella valle di Roj. Così avvenne infatto tra il 5 e il 6 di aprile del '44, quando giunsero i militi del 63° battaglione della legione "Tagliamento". A proposito di quei giorni in Val di Roj, l'allora comandante della formazione partigiana Eraldo Gastone , "Ciro", racconta di essersi subito ritirato con circa 25 uomini cui imponeva sveglia e rancio principale nel cuore della notte per sfruttare l'oscurità e nascondere viveri, suppelettili e munizioni, in buche scavate intorno alle baite e coperti di lastroni di pietra; durante il resto del giorno i partigiani rimanevano nascosti in attesa di eventuali attacchi nemici. L'operazione ripetuta in diversi giorni consentì di occultare buona parte delle scorte a disposizione dei comandi partigiani trasferendole verso la parte alta del vallone.


Nel giro di due settimane i partigiani risalirono gli alpeggi Gumietto, Giavinale, Rivetti, Rianuova: i militi della Tagliamento effettuarono qualche sparatoria senza avventurarsi in profondità in un ambiente adatto alla guerriglia difensiva. La tattica permise infine al gruppo partigiano di sganciarsi verso la Val Sermenza attraverso la bocchetta del Cardone.


Da Baranca passava la libertà


Nei venti mesi finale della seconda guerra mondiale il colle di baranca fu uno dei passi più transitati, per la sua facilità di accesso e la collocazione strategica per le comunicazioni tra la Valsesia, l'Ossola e la Svizzera. Lungo la mulattiera che collega S.Maria di Fobello con Bannio passarono dapprima gruppi di soldati alleati accompagnati verso il territorio elvetico da guide alpine valsesiane e qualche famiglia di origine ebrea in fuga dalle persecuzione raziale.


Con l'arrivo delle bande partigiane in alta Val Mastallone, dalla fine di gennaio del '44, fu insediata al villaggio alpino delle Selle, presso la casa di caccia della famiglia Musy e Villa Aprilia di proprietà della famiglia Lancia, una squadra composta da una quindicina di uomini agli ordini di Attilio Musati e Piero Rastelli, che rimase a controllo del passo fino al rastrellamento dei primi di aprile ad opera dei militari del 63° battaglione della legione "tagliamento". A testimonianza di questi tristi eventi rimangono i ruderi di Villa Aprilia e di altre costruzioni dell'alpe Selle.

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